Quando ci si trova al bivio

Energia’ è il titolo di un indimenticabile quadro della pittrice Vanna Spagnolo:un leccio imponente vibra insieme al cielo che promette temporale, di quei temporali estivi che condensano nell’aria energia. Mentre continuo a guardare quella tela magnetica, ascolto Vanna raccontare: siamo nella sua casa, a Volterra, a pochi isolati dall’atelier dove espone. Quella di Vanna Spagnolo è una storia che dovrebbero conoscere tutte le persone che hanno una passione e un sogno, per richiamarla alla memoria nei momenti di scoraggiamento, quando pensano che sia difficile realizzarlo, che sia tardi, che chissà… Soprattutto se ci si sente imbrigliati da un lavoro che procura reddito ma scarse emozioni, quando non si hanno più quei mitici vent’anni in cui tutto sembra possibile. 
Vanna fino a due anni fa viveva a Torino, lavorava alla ricerca iconografica per una casa editrice e nel tempo libero si dedicava alla pittura, suo piacere da sempre. Nei week end spesso andava verso il mare o la campagna per incontrare paesaggi che poi raccontava nei quadri. L’amore per le colline toscane è stato felice, ricambiato e dura ancora. Proprio a Volterra Vanna Spagnolo ha fatto una delle prime mostre. Un successo e altri sono seguiti. Fino alla svolta. ‘Colpa del vento’ recita l’insegna dell’atelier che Vanna ha aperto, proprio davanti al museo etrusco: richiama un suo quadro, l’albero scompigliato dal vento con le foglie che volano via fino a uscire dalla cornice. Alla domande, chi sono i tuoi maestri o maestre, le tue fonti di ispirazione, Vanna Spagnolo risponde sinceramente, senza vezzo: la natura. Alberi, colline, cieli, strisce di spiaggia davanti a un mare d’inverno. Tra gli alberi il più amato è il leccio, per Vanna simbolo della forza e della libertà, di una solitudine intenta, senza malinconia. Davanti alle tele di Vanna si fermano molte persone ogni giorno. Turisti che vengono a visitare la Toscana spesso ritrovano nei colori di Vanna l’incanto di un campo di grano o la luce di un cielo colto da uno sguardo aperto. Molti, moltissimi acquistano i suoi lavori, piccoli quadri, quasi un souvenir, o tele imponenti. Sfoglio il libro dei visitatori, davvero da tutto il mondo. Una ragazza le ha lasciato il suo saluto: Cara Vanna, vorrei vivere in uno dei tuoi quadri!

Se fossimo sedute al 25° piano di un grattacielo di New York sorseggiando il nostro drink preferito e osservassimo il cielo grigio newyorkese come se fosse uno schermo dove viene proiettato il film della nostra vita, scopriremmo che quello che facciamo, esprimiamo e siamo, nel qui ed ora, è il frutto delle decisioni che abbiamo preso in passato.

Quanti bivi e quanti treni mancati! Quante vite parallele non vissute e quanti momenti di smarrimento davanti alle avversità.Quanti tunnel e vicoli ciechi!
Se ripercorressimo con il pensiero quegli istanti decisivi, scopriremmo che anche nei momenti più dolorosi e faticosi, quando il mondo sembrava accanirsi contro di noi, abbiamo avuto sempre una, seppur minima, possibilità di agire o reagire…e abbiamo fatto ciò che, in quel dato istante, ci sembrava fosse la cosa più importante, imprescindibile, più giusta e forse l’unica possibile per noi.

Che si siano seguiti un certo percorso professionale o certi studi, che si sia in coppia con una persona o con un’altra, è frutto delle nostre decisioni. Così come anche il modo con cui abbiamo reagito ad una rottura affettiva, o ad una situazione traumatica e alle avversità della vita, è frutto di ciò che eravamo in grado di esprimere in quel momento.

Prendere decisioni importanti, lo sappiamo tutte, è un’operazione complessa: richiede una serie di valutazioni e la messa in atto di una strategia.

Ci si può confrontare con altre persone, per ottenere opinioni da un altro punto di vista; si può immaginare creativamente una serie di possibili opzioni come risultato della decisione; si possono valutare le conseguenze delle nostre decisioni a corto, medio e lungo termine; si fanno bilanci e consuntivi su ciò che si lascia, e ciò che forse si troverà; ci si confronta con le proprie paure e i propri fantasmi.

Durante un processo decisionale importante si mettono in atto, ognuna secondo la propria esperienza e risorse intellettuali a disposizione, tutte le strategie che si è in grado di concepire.

E a questo punto la domanda sorge spontanea: perché ci sono persone che continuano a mettere in atto strategie decisionali che perpetuano la loro sofferenza?

Credo che ognuno faccia, in quel dato momento, ciò che è in grado di fare al meglio di sé.

Ma perché si decide così spesso di soffrire?

Aldous Huxley disse: ‘L’esperienza non è ciò che ci succede, ma ciò che si fa con quello che ci succede ‘

Il processo decisionale è legato ad uno scrigno segreto che spesso nascondiamo agli altri.
Dentro quello scrigno ci sono i nostri desideri, le nostre credenze, i nostri valori, il nostro senso del sé, il nostro mondo emozionale.
Le nostre decisioni sono il riflesso del nostro scrigno segreto.
Aprirlo e dedicare un po’ di tempo all’ autoesplorazione, permette di portare ad un livello di maggiore consapevolezza le molle motivazionali che guidano le nostre decisioni e scelte.

Che cosa si vuole realizzare veramente?

Cosa si vuole ottenere con quella decisione?

E qual’è il vero obiettivo?
Nel cercare le risposte a queste semplici domande, spesso si cade in trappole verbali che non generano nessun tipo di ampliamento di prospettiva e ci lasciano nella palude dell’indecisione e dell’inquietudine.

Focalizzare la propria attenzione su cosa si vuole veramente non sempre è così spontaneo E’ più facile identificare ciò che non si vuole, ciò da cui si rifugge.
Mettere a fuoco cosa NON si vuole, però, ci ancora al problema.
Provate a chiedere ad una persona cosa desidera.

Scoprirete che molti rispondono verbalizzando cosa NON vogliono:
‘non voglio più farmi trattare male…’ ‘non voglio più lavorare lì..’

Molti studiosi sostengono che l’inconscio non ‘registra’ messaggi in negativo.Sembra voglia solo ‘comandi’ positivi e chiari, circoscritti e sufficientemente esplicativi prima di mettersi in moto e generare i nuovi comportamenti che servono per raggiungere i risultati desiderati.

Se gli obiettivi vengono formulati in modo troppo astratto o troppo generico o ancora troppo indefinito nel tempo, l’inconscio non decodifica, non accende il motore…
E’ necessario fare la lista della spesa, sapere cosa si vuole veramente, quali risorse servono, quali mancano e dove acquisirle, quanto tempo ci vuole e se ne vale la pena.

In altre parole, è necessario un piano, un progetto che preveda una serie di azioni che portino nella direzione desiderata e che faccia scattare le molle motivazionali più profonde.

Se tale operazione sembra macchinosa e non realizzabile, forse è il caso di interrogarsi meglio.

Si è proprio sicure che l’obiettivo che si vuole raggiungere è proprio quello stabilito?
Nel caso di incongruenza, e di conflitto (dichiaro un intento ma mi muovo in modo da ottenere il contrario), bisogna darsi il tempo di sbrogliare la matassa.

Se ci si ritrova in uno stato di disagio profondo e pervasivo bisogna forse anche chiedere aiuto, perché sciogliere i propri nodi esistenziali da sole può essere molto faticoso. Diventarne consapevoli, però, è il primo indispensabile passo.

Le nostre decisioni riflettono anche le nostre credenze, il rapporto che abbiamo con noi stesse e sono strettamente connesse al livello di autostima e all’importanza che attribuiamo alle altre persone presenti e passate della nostra vita.In ultima analisi , riflettono anche il senso della nostra esistenza e la nostra dimensione emozionale

Torniamo al 25 piano del grattacielo di New York e guardiamo il film della nostra vita scorrere sul grigio cielo newyorkese, rivediamo il percorso che abbiamo tracciato, esplorando lo scrigno segreto che lo ha accompagnato, per riconciliarci con le scelte fatte allora, e per raccontarci – mentre sorseggiamo il nostro drink preferito – come possiamo essere le autrici della nostra storia futura.

Io credo che sia possibile. E voi?

Fonte: nacionfarma.com

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